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Germania a rischio: il prestigioso rating AAA potrebbe vacillare!

Anche la Germania trema: perché il rating AAA non è più garantito
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Pubblicato da Enzo Conti
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La Germania rischia di perdere la sua valutazione AAA a causa dell’incremento del debito e del rallentamento della crescita economica. Allarme nel governo.

Da tempo i Bund tedeschi non sembrano più così inattaccabili, caratteristica che li ha distinti per decenni. Ora, il governo della Germania è seriamente preoccupato che il rating AAA del paese possa essere compromesso. Alcuni importanti membri del governo, che hanno preferito rimanere anonimi, hanno rivelato al giornale economico Handelsblatt che tale rischio è reale a causa dell’aumento del debito pubblico e della debole crescita economica. Uno di loro ha menzionato che non si tratta di un problema immediato, ma che riguarderà gli anni a venire.

Il rating della Germania in bilico? I Bund perdono il loro splendore

Il Bund decennale ha recentemente toccato un rendimento superiore al 3,20%, il più alto dal 2011.

Oggi, il rendimento è sceso sotto il 3,10% dopo le notizie apparentemente positive sulla riapertura dello stretto di Hormuz. In passato, le tensioni geopolitiche avrebbero attirato capitali verso la Germania, attratti dal basso rischio di credito dei suoi titoli di stato e dai suoi elevati rating.

Ma cosa sono i rating e perché la Germania teme un futuro declassamento? Questi sono considerati come votazioni assegnate da agenzie internazionali come S&P, Fitch e Moody’s. Si estendono da un massimo di AAA/Aa1 a un minimo di D/C. Queste valutazioni indicano il livello di rischio che un investitore affronta acquistando titoli di debito emessi da uno stato, una società privata o una banca. Il rischio è minimo quando il rating è alto (AAA/Aa1 corrisponde a un 10/10) e aumenta man mano che il rating si abbassa.

Il rating minimo accettato da molti fondi è BBB-/Baa3, l’ultimo gradino della scala “investment grade”. Corrisponde a un 6 a scuola. Sotto di questo, si viene considerati insufficienti e bocciati.

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Pochi emittenti AAA nel mondo

La Germania possiede un rating AAA, il più alto possibile per un debitore. Questo le permette di rifinanziarsi sui mercati a costi inferiori rispetto agli altri emittenti in euro. Grazie al basso rischio, gli investitori sono più propensi a comprare Bund e richiedono un premio maggiore per acquistare titoli alternativi come Oat, BTp, Bonos, ecc. Questo è il famoso “spread”, un indicatore del rischio sovrano di un Paese. Nel mondo, sono molto pochi gli emittenti che possono vantare il massimo rating da parte di tutte le principali agenzie internazionali. Ecco alcuni esempi:

Paese Debito/PIL 2025 (circa)
Germania 63%
Paesi Bassi 43%
Svizzera 37%
Danimarca 29%
Svezia 32%
Norvegia 41%
Lussemburgo 27%
Australia 36-38%

Il vero problema tedesco è la crescita, non il debito

All’elenco si aggiunge anche Singapore, anche se formalmente ha un debito pubblico al 175% del PIL. In realtà, il dato netto è negativo, poiché la città-stato del Sud-Est asiatico possiede più asset pubblici rispetto alle passività. Escludendola per questa peculiarità, scopriamo che gli emittenti con rating AAA hanno in media un debito del 39%. Se ponderato per le dimensioni economiche, sale a circa il 52%. La Germania è al comando con il 63%.

In pratica, è la più virtuosa tra le grandi economie in termini fiscali e la meno virtuosa nel ristretto club delle economie più rigorose.

Tuttavia, il problema della Germania non è tanto il debito pubblico, che rimane relativamente basso e non preoccupante, quanto la stagnazione della crescita del PIL, che persiste dopo la recessione biennale del 2022-2023. Le prospettive non sembrano promettenti nemmeno per i prossimi anni. Nel frattempo, l’inflazione è salita strutturalmente, e nel giro di cinque anni la Germania è passata da essere un’economia con tassi di crescita moderati, bassa inflazione e bassi rendimenti a essere stagnante, con inflazione moderata e rendimenti medio-alti.

La stabilità politica è svanita

A ciò si aggiunge una questione politica. La lunga era Merkel aveva garantito stabilità, sebbene spesso in uno stato di immobilismo. Dopo la cancelliera, è seguito un vuoto. Coalizioni litigiose, governi paralizzati dalle divisioni e partiti anti-sistema sempre più popolari. Se si votasse oggi, la destra euroscettica dell’AfD vincerebbe con distacco le elezioni federali. A sinistra, i socialdemocratici hanno perso consensi a favore di formazioni come i Verdi e Linke, il cui approccio ai temi dell’economia e della politica estera non è considerato convenzionale.

La Germania non è più un punto di riferimento stabile sia internamente che internazionalmente. L’assenza di leadership influisce sulla stessa percezione che i mercati finanziari hanno del suo debito. Anche se un declassamento del rating non sembra imminente, le agenzie potrebbero nei prossimi anni iniziare a inviare segnali tagliando l’outlook a “negativo”, cosa che generalmente precede un vero e proprio downgrade. Il fattore politico può accelerare questo processo. Il governo Merz rischia di cadere nelle elezioni regionali dell’atteso “settembre nero“. Nei prossimi mesi, dovrà dimostrare di prendere sul serio le riforme, inclusi lavoro e pensioni. Le divergenze con gli alleati non sono di buon auspicio.

Un rating della Germania critico per l’intera UE

Quali conseguenze potrebbero derivare da un declassamento del rating della Germania? I Bund potrebbero perdere un po’ del loro lustro attuale, ma rimarrebbero il punto di riferimento per l’intera Eurozona, anzi per l’Unione Europea.

Questo non rappresenterebbe una buona notizia per gli altri Paesi. Gli spread potrebbero continuare a restringersi, ma ciò avverrebbe a seguito di un aumento dei rendimenti tedeschi. Il costo del debito crescerebbe per tutti e, con questa governance, anche per le emissioni dell’UE. Una Germania percepita come più rischiosa diminuirebbe l’attrattiva del debito sovranazionale garantito dagli stati membri, che attualmente viene classificato anch’esso con il rating AAA grazie soprattutto all’azionista di maggioranza. Sarebbe un cattivo affare per tutti. In Europa, abbiamo bisogno di più “safe asset”, non di meno.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

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