La notizia è stata diffusa inaspettatamente dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani. L’Italia ha formulato una richiesta di 14,9 miliardi di euro dal fondo SAFE (Security Action for Europe), anche se è stato poi chiarito che non necessariamente l’intero importo sarà utilizzato entro il 2027. Anzi, è probabile che la cifra finale sia inferiore a quella inizialmente richiesta. La decisione definitiva è attesa per la fine dell’anno, come annunciato dal ministro. Tale dichiarazione ha motivato la Commissione europea a sollecitare chiarimenti da parte di Roma, dato che entro la fine dell’anno sarà necessario verificare quanto dei 150 miliardi disponibili è stato effettivamente richiesto e quanto resterà per essere redistribuito tra gli stati membri.
Che cosa è il fondo SAFE e come opera
Il fondo SAFE è stato creato nel 2025 con l’obiettivo di incrementare le spese militari per raggiungere la soglia NATO del 5% del Pil. Il fondo sostiene progetti che coinvolgono la cooperazione tra almeno due Paesi membri dell’UE, ma permette anche contratti congiunti con Albania, Canada, Corea del Sud, Giappone, India, Macedonia del Nord, Moldavia, Norvegia e Regno Unito, previa approvazione del Parlamento europeo (finora concessa solo al Canada).
I finanziamenti devono essere richiesti dagli stati sotto forma di prestiti rimborsabili in 45 anni, con la possibilità di estenderli per altri 10 anni. Si tratta quindi di finanziamenti a lungo termine con tassi di interesse inferiori rispetto a quelli che la maggior parte dei governi nazionali paga sui propri titoli di stato. Il tasso d’interesse è infatti basato sulle emissioni di bond dell’UE, leggermente più costose rispetto a quelle tedesche ma meno di quelle di Francia, Italia, Spagna, ecc.
Gli investimenti realizzati con i fondi del SAFE devono rispettare una clausola del “Buy European”, che impone che almeno il 65% del costo sia destinato all’acquisto di beni e servizi prodotti nell’UE e nei Paesi dello Spazio Economico Europeo (Norvegia, Islanda, Liechtenstein) più Ucraina. Questa clausola è stata fortemente sostenuta dalla Francia, che sostiene la necessità di garantire che la maggior parte dei benefici derivanti dalle spese militari rimanga all’interno dei confini europei.
Flexibilità fiscale per il riarmo europeo
I Paesi membri possono escludere le spese militari dal calcolo del deficit fino a un massimo del 1,5% del Pil, una misura di Bruxelles che facilita il riarmo europeo senza che i governi violino il Patto di stabilità. L’Italia si è impegnata ad aumentare la propria spesa militare dello 0,2% annuo fino al 2035. Nel 2025 ha raggiunto l’obiettivo del 2%, ma si è trattato principalmente di una mossa contabile, ovvero di uno spostamento di voci di bilancio.
Opinioni pubbliche divise
Il fondo SAFE genera divisioni all’interno dell’opinione pubblica e tra i partiti politici. All’interno della maggioranza, la Lega con Matteo Borghi esprime perplessità, vedendo nel fondo una corsa al riarmo con finalità anti-russe, con cui non si trova completamente in accordo.
I partiti di centro-destra, come Fratelli d’Italia, Forza Italia e Noi Moderati, sono favorevoli, così come il Partito Democratico, sebbene la segretaria Elly Schlein mostri una certa riserva, preoccupando l’ala riformista che teme un atteggiamento anti-UE. Decisamente contrari sono il Movimento 5 Stelle e l’Alleanza Verdi Sinistra, che si oppongono al riarmo in generale.
Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha descritto la decisione di accedere al fondo SAFE come “non politica” ma “squisitamente tecnica”, un modo per incrementare la spesa militare senza dover emettere nuovi titoli di stato e beneficiando di tassi di interesse più bassi su un prestito a lungo termine. La decisione politica, ha spiegato, verrà presa dopo l’estate con la definizione dello “scostamento di bilancio” per finanziare il riarmo. Ha anche sottolineato che “neppure la Germania” sarebbe in grado di attuare il programma bellico da sola.
Il fondo SAFE per una maggiore autonomia dagli USA
Secondo Crosetto, il fondo SAFE è strategico per sviluppare un percorso parallelo alla NATO, che permetta all’Europa di aumentare la propria autonomia in termini di sicurezza militare. L’Italia mira a ridurre il proprio deficit sotto il 3% entro l’anno, sperando che il ricalcolo del Pil per il 2025 mostri un valore leggermente inferiore al 3,1% precedentemente confermato dall’ISTAT. Se l’obiettivo sarà raggiunto, l’Italia potrà uscire dalla procedura d’infrazione dell’UE e disporre di maggiore autonomia per finanziare il riarmo. Tuttavia, il principale ostacolo rimane finanziario. I mercati hanno apprezzato la politica fiscale prudente del governo Meloni, con spread ai minimi dal 2008 e miglioramenti nei rating. Roma, però, non può permettersi di compromettere la strategia finora adottata, avendo un debito pubblico vicino al 140% del Pil.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
Articoli simili
- Crollo Azioni Leonardo: -15% da Aprile a causa del Patto di Stabilità!
- Spese NATO: Italia sfida Bruxelles, minaccia di deroga al Patto di stabilità!
- Scopri perché l’Italia chiede 14 miliardi di euro per la difesa: i fondi SAFE al centro!
- Esplosione della spesa militare: tagli o tasse in aumento, avverte l’FMI
- Ursula von der Leyen Rivela Come Raggiungere il 2% del PIL in Difesa!

Enzo Conti è profondamente radicato nella cultura italiana, grazie al suo lavoro di ristoratore e promotore del patrimonio locale. Il suo ristorante non è solo un luogo in cui gustare i sapori della Puglia, ma anche uno spazio dove cultura e storia si incontrano. Enzo organizza eventi per far conoscere le ricchezze della regione, affrontando anche questioni di società, politica locale e preservazione dell’ambiente attraverso il cibo.



