Il Commissario Europeo per l’Energia, Dan Jorgensen, ha espresso chiare preoccupazioni durante un incontro informale con i ministri dell’UE, focalizzato sulla crisi energetica scaturita dal conflitto in Iran. Ha suggerito che potrebbe diventare necessario un “lockdown” energetico per limitare il consumo e controllare l’escalation dei prezzi. Questo scenario, evocativo dei giorni più bui della pandemia di cinque-sei anni fa, solleva interrogativi preoccupanti. Come si posiziona l’Italia in questo contesto?
La situazione energetica in Italia
Il governo italiano ha recentemente esteso la riduzione delle accise sui carburanti per tutto il mese di aprile, una misura inizialmente prevista per soli 20 giorni nel mese di marzo e che sarebbe dovuta terminare subito dopo Pasqua.
Il costo totale di queste misure di sostegno, incluse le agevolazioni fiscali per gli autotrasportatori, ammonta a più di un miliardo di euro. Le prossime bollette di luce e gas, attese da aprile, stanno già creando preoccupazione tra le famiglie e le imprese. Secondo l’Arera, le tariffe del gas per i clienti vulnerabili aumenteranno dell’8,1% nel secondo trimestre, portando a un incremento annuo di circa 232 euro per famiglia.
Ma esiste realmente il rischio di un lockdown energetico in Italia? È importante considerare che le previsioni a breve termine possono essere più affidabili rispetto a quelle a lungo termine. Se il conflitto dovesse concludersi domani, la situazione migliorerebbe rapidamente nelle settimane successive. In caso contrario, le cose potrebbero peggiorare. La chiusura dello Stretto di Hormuz sta attualmente prevenendo l’esportazione di circa 15 milioni di barili di petrolio al giorno dai paesi del Golfo Persico.
L’Arabia Saudita sta utilizzando al massimo il suo oleodotto trasversale da est a ovest, pompando 7 milioni di barili al giorno, di cui più di 5 milioni sono destinati all’esportazione attraverso il Mar Rosso.
Il consumo di petrolio
Nel 2025, l’Italia consumava in media 1,125 milioni di barili al giorno, con il 93% proveniente dall’estero. I principali fornitori sono Algeria, Angola, Egitto, Nigeria e, soprattutto, Libia, che insieme rappresentano quasi il 40% delle nostre importazioni. Azerbaijan e Kazakistan contribuiscono con un altro 30%. Le Americhe, con importazioni in aumento negli ultimi anni per ridurre la dipendenza dalla Russia, e il 12% proveniente dal Medio Oriente, la regione problematica attuale.
È probabile che nei prossimi mesi l’Italia non possa importare tra i 100.000 e i 150.000 barili al giorno, una quantità non trascurabile ma che rappresenta poco più di un decimo del consumo totale. Tuttavia, possiamo contare sulle scorte. Avevamo 74 milioni di barili al 31 marzo, anche se quasi 10 milioni saranno rilasciati a partire dall’1 aprile, in seguito all’accordo tra i 32 membri dell’Agenzia Internazionale per l’Energia, che ha annunciato a marzo il rilascio record di 400 milioni di barili.
I 74 milioni di barili disponibili equivalgono a 90 giorni di importazioni nette, sufficienti a coprire la mancanza dal Medio Oriente per quasi 500 giorni. Quindi, non sembra esserci alcuna crisi energetica imminente per l’Italia nei prossimi mesi, almeno per quanto riguarda la disponibilità di materie prime, anche se il problema principale rimarrà il costo per famiglie e imprese.
Il consumo di gas
Per quanto riguarda il gas, nel 2025 l’Italia ne ha consumato 63,2 miliardi di metri cubi, anch’essi quasi interamente importati. L’Algeria fornisce il 30% attraverso il gasdotto Transmed, seguita dall’Azerbaijan con il 15%. Il resto proviene da Libia, Nord Europa e un contributo crescente dagli Stati Uniti attraverso il Gas Naturale Liquido, che rappresenta il 30% delle importazioni totali, di cui una quota significativa proviene dal Qatar. Nel 2025 sono stati importati 5 miliardi di metri cubi da questo emirato. Complessivamente, dal Golfo arrivano annualmente 6,5-7 miliardi di metri cubi, poco più di un decimo del consumo nazionale.
Nel trimestre aprile-maggio-giugno, l’Italia consuma in media il 15% del gas annuo, ovvero circa 9 miliardi di metri cubi. Se dal Golfo non arrivasse più gas per tutto il trimestre, ci mancherebbero fino a 1 miliardo di metri cubi. Tuttavia, disponiamo di riserve per 8,43 miliardi di metri cubi, il 43,4% della capacità di stoccaggio, ben al di sopra della media europea del 27,6%. Anche questi dati dimostrano che non ci sarà una crisi energetica in Italia fino all’estate (e forse anche oltre), intesa come carenza di petrolio e gas per le necessità quotidiane.
Crisi energetica: nessun rischio di lockdown in Italia nei prossimi mesi
Ribadiamo: il problema attuale e persistente è il costo. Mentre lo squilibrio tra domanda e offerta persiste, i prezzi internazionali sono aumentati e non mostrano segni di diminuzione. Non lo faranno finché lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso. Se il presidente americano Donald Trump manterrà la promessa di cessare gli attacchi entro fine aprile e l’Iran riaprirà lo stretto subito dopo, potremmo vedere una normalizzazione dei flussi entro fine maggio. I prezzi, tuttavia, resteranno elevati per un certo periodo, riflettendo rischi geopolitici, premi assicurativi elevati e una domanda repressa nei mesi precedenti.
In conclusione, l’Italia non si sta avviando verso una crisi energetica che richieda un “lockdown”.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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Enzo Conti è profondamente radicato nella cultura italiana, grazie al suo lavoro di ristoratore e promotore del patrimonio locale. Il suo ristorante non è solo un luogo in cui gustare i sapori della Puglia, ma anche uno spazio dove cultura e storia si incontrano. Enzo organizza eventi per far conoscere le ricchezze della regione, affrontando anche questioni di società, politica locale e preservazione dell’ambiente attraverso il cibo.



