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Maduro Catturato: Impatti Disinflazionistici Ignorati dai Bond Europei!

Analisi geo-economica: perché la cattura di Maduro è disinflazionistica, ma i bond europei non ne approfitteranno
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Pubblicato da Enzo Conti
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L’arresto di Nicolas Maduro potrebbe aprire una nuova fase di disinflazione per le economie avanzate, tuttavia i titoli di stato europei potrebbero non beneficiarne.

L’arresto di Nicolas Maduro è stato accolto favorevolmente dai mercati globali. In Asia, le borse hanno chiuso in positivo e in Europa gli indici sono in crescita, sebbene senza grandi entusiasmi. Anche l’effetto sull’andamento dei bond europei è positivo, con un calo dei rendimenti e un restringimento degli spread, anche se questi movimenti non sono stati particolarmente bruschi, ma influenzati da un’atmosfera di disinflazione.

Disinflazione e arresto di Maduro: quali benefici per i bond europei?

Non è ancora il momento di parlare di un “crollo del regime chavista”, dato che gli Stati Uniti intendono evitare di ripetere l’errore di George W. Bush in Iraq nel 2003, quando la dissoluzione del partito Baath di Saddam Hussein portò al collasso delle istituzioni e del sistema militare, causando un lungo periodo di anarchia nello stato arabo.

Tuttavia, Washington ha annunciato il pieno coinvolgimento delle compagnie petrolifere americane nelle estrazioni locali, un segnale che anticipa un aumento della produzione e, di conseguenza, un incremento dell’offerta globale.

Sebbene non sia tecnicamente possibile un’immediata esplosione delle estrazioni, nel medio-lungo termine è quasi certo che le esportazioni dal Venezuela aumenteranno. Attualmente, la produzione giornaliera è di circa 8-900.000 barili, molto meno del picco storico raggiunto tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del 2000. Ciò indica un potenziale di almeno 2-2,5 milioni di barili al giorno. Anche se non è detto che si raggiungano questi livelli, la sola “minaccia” ai concorrenti globali sta già rimescolando le carte nel mercato energetico. Si riduce il potere di influenzare i prezzi da parte dell’OPEC e le economie importatrici, inclusi gli Stati Uniti, potrebbero disporre di più offerta per mitigare eventuali tensioni sui prezzi.

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Il rischio geopolitico si riduce di conseguenza.

Più vicini a un accordo di pace in Ucraina?

L’impatto sui bond sovrani e aziendali europei sarebbe positivo. Un tasso d’inflazione strutturalmente più basso porterebbe a un abbassamento dei rendimenti, soprattutto nel medio-lungo termine della curva dei tassi. Questo è influenzato dalle aspettative d’inflazione e dal rischio sovrano. Non c’è dubbio che gli eventi di Caracas potrebbero spingere a breve termine la Banca Centrale Europea a valutare il mantenimento dei tassi di interesse ai livelli attuali per un periodo più esteso, o persino a ridurli ulteriormente nel corso dell’anno.

Vi è un’altra conseguenza di tale evento. La dimostrazione di forza degli USA sotto la presidenza di Donald Trump rafforza la loro posizione nel negoziato sull’Ucraina. Le resistenze delle diplomazie europee a un accordo di pace potrebbero essere superate. Questo contribuirebbe a ridurre le tensioni sul mercato petrolifero, ponendo fine alle sanzioni occidentali contro la Russia. Con la fine della guerra, i flussi di petrolio da Mosca verso l’Europa potrebbero riprendere, anche se probabilmente non ai livelli pre-bellici. Un’altra ragione, dopo Maduro, per credere in una disinflazione in Europa con impatti positivi sui bond.

La geopolitica della forza

L’azione americana a Caracas ha rilanciato la geopolitica della forza. Per i governi europei è diventato ancora più evidente che nel mondo le decisioni si prendono quando si dispone di una credibile forza militare di deterrenza. Questo ha rinvigorito il piano per il riarmo dell’Unione Europea, annunciato meno di un anno fa. Anche il governo tedesco ha allentato i vincoli di bilancio per aumentare le spese militari. A marzo 2025, l’annuncio aveva già fatto esplodere i rendimenti tedeschi.

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Infatti, per i bond in Europa, la possibile disinflazione derivante dalla situazione in Venezuela dopo l’arresto di Maduro rappresenterebbe solo un aspetto della questione. L’altro riguarda la necessità di finanziare un costoso piano di riarmo per competere con le grandi potenze mondiali. Ciò avverrà aumentando i debiti, dato che è molto impopolare aumentare le tasse o tagliare i servizi per fini militari. Il rischio sovrano si accentua già per quegli emittenti che un tempo erano considerati al riparo da qualsiasi tensione: Francia e Regno Unito in primis. Lo stesso vale per Giappone e Stati Uniti. Anche la Germania non è più quella dell’avanzo di bilancio.

La disinflazione post-Maduro non è sufficiente per i bond europei

Infine, vi è un’altra ragione per credere che la possibile disinflazione dovuta alla deposizione di Maduro in Venezuela non sarà sufficiente per i bond europei. Se è vero che nel 2022 un shock esterno ha colpito la nostra economia attraverso la crisi energetica, d’altra parte i problemi sono molto più strutturali e interni. Il nostro continente cresce poco a causa di un eccesso di regolamentazione, alta tassazione, risultato dell’incapacità di tagliare la spesa pubblica, e ritardi ormai forse incolmabili nell’innovazione tecnologica come l’Intelligenza Artificiale. I debiti continuano a crescere inarrestabilmente. E gli eventi recenti non cambiano questo scenario per noi.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

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