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Venezuela, Rally dei Bond Complica l’Accordo sul Debito: Scopri Come

Bond Venezuela: il rally che rende più difficile l’accordo sul debito
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Pubblicato da Enzo Conti
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L’aumento del valore dei bond può complicare le trattative tra il Venezuela e i suoi creditori internazionali.

L’arresto di Nicolas Maduro ha provocato un forte rialzo dei bond sovrani e quelli della compagnia petrolifera statale venezuelana, con i prezzi che hanno raggiunto livelli massimi dal momento del default nel novembre 2017. I titoli a breve e medio-lungo termine hanno toccato valori anche sopra i 40 centesimi, mentre quelli a lungo termine si sono avvicinati a questa soglia, superandola subito dopo l’annuncio dell’importante cambiamento. Gli investitori sperano in un miglioramento delle condizioni economiche che potrebbe finalmente portare a un accordo per la ristrutturazione del debito. Ma cosa accadrebbe se le cose andassero in un’altra direzione?

Default in Venezuela, cambiamento con l’arresto di Maduro

Il governo “chavista” ha tenuto, passando la presidenza a Delcy Rodriguez, che era la vice di Maduro.

L’amministrazione Trump si è impegnata a non ripetere gli errori di George W. Bush nel 2003, che smantellò le istituzioni irachene dopo la conquista, causando un’enorme instabilità a Baghdad. Inoltre, la Casa Bianca ha chiarito di essere direttamente coinvolta nella politica venezuelana (anche se indirettamente?) e che le principali compagnie petrolifere statunitensi saranno integrate nella ripresa delle attività in questo paese andino, con l’obiettivo di aumentare la produzione di petrolio il più rapidamente possibile.

Le aspettative del mercato sono elevate

Il mercato prevede una riduzione delle sanzioni finanziarie, se non la loro completa eliminazione, oltre a un aumento della produzione petrolifera, che prima dell’era “chavista” era tre volte superiore a quella attuale. Gli analisti indipendenti ritengono che saranno necessari molti anni e significativi investimenti finanziari affinché ciò si realizzi. Chi pensa che il default in Venezuela possa terminare semplicemente con l’arresto di Maduro dovrà ricredersi.

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Ad esempio, il bond in dollari con scadenza 2027 (ISIN: US922646AS37) è salito da 31,50 centesimi a 41 centesimi di ieri (+30%); quello del 2031 (ISIN: USP17625AD98) da poco più di 30 a 43 centesimi (+40%) e quello del 2038 (ISIN: USP97475AJ95) da 27,50 a 36,50 centesimi (+25%).

Le aspettative sono elevate, in quanto si prevede sicuramente un miglioramento dell’economia emergente. Tuttavia, il boom dei prezzi potrebbe complicare la rinegoziazione del debito. I creditori tentano di ottenere le migliori condizioni possibili in ogni negoziazione con il governo di turno. L’obiettivo minimo è recuperare almeno l’investimento iniziale ai prezzi attuali. Non sempre ciò è possibile, ma è ciò che si tenta di fare. Ciò significa che, all’inizio di gennaio, prima dell’arresto di Maduro, sarebbe stato sufficiente recuperare tra un quarto e un terzo del valore nominale, a seconda delle scadenze, per raggiungere un accordo. Ora, Caracas deve pagare non meno del 40-45%.

Il “recovery rate” minimo è aumentato rapidamente in poche sessioni. Se prima la rinegoziazione sembrava impossibile, ora è più vicina, anche se potenzialmente più costosa per il Venezuela. Risolvere il default richiederà più sforzi e risorse. Un incremento del 15-20% non è trascurabile per uno stato che ha un debito estero di almeno 170 miliardi di dollari, esclusi gli interessi arretrati, con un PIL di appena 83 miliardi nel 2025.

Paradossalmente, l’ottimismo degli investitori potrebbe ridurre le probabilità di recuperare parte dell’investimento.

Nuovi investitori più determinati, anche se ancora in minoranza

È probabile che le posizioni più inflessibili provengano dai nuovi acquirenti dei bond. Gli investitori di lunga data sarebbero felici di monetizzare qualcosa, considerato che il Venezuela è in default da oltre 8 anni. Nei mesi immediatamente precedenti al collasso, i prezzi oscillavano tra i 40 centesimi per le scadenze più lunghe e i 50 centesimi per quelle più brevi. Nel complesso, le perdite sembrano accettabili per molti, dopo aver persino perso la speranza di vedere un ritorno. Per quanto riguarda coloro che sono entrati sul mercato nelle ultime settimane, rappresentano ancora una percentuale minore. Quando si parla di boom dei prezzi, è importante sapere che ci riferiamo a poche transazioni di compravendita. La liquidità di questi bond sul mercato secondario rimane molto bassa, sebbene sia notevolmente migliorata rispetto al periodo fino a inizio gennaio.

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giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

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