Le persone in pericolo di pignoramento, guidate dalla paura di perdere l’accesso ai loro risparmi, tendono a ricercare soluzioni rapide per proteggere il proprio denaro dall’assalto dei creditori.
Una delle soluzioni più ricercate in queste situazioni è l’apertura di un conto corrente non pignorabile, dove trasferire tutti i propri fondi, sottraendoli così all’accesso dei creditori.
Ma cosa si nasconde dietro al conto non pignorabile? È solo un’illusione o esistono veramente dei casi in cui i fondi sul conto corrente del debitore sono protetti per legge?
In questo articolo esploreremo il tema del conto non pignorabile, esaminando le situazioni in cui ai creditori è vietato “attaccare” i fondi del debitore.
È essenziale informarsi adeguatamente su questo argomento per evitare di inseguire soluzioni illusorie che non offrono una reale protezione dal pignoramento.
Un conto corrente completamente non pignorabile esiste?
Nonostante l’idea sia ancora molto diffusa, non esiste un conto corrente in Italia o all’estero che sia completamente non pignorabile. Se il titolare del conto ha debiti e il creditore ha i requisiti per procedere, i fondi possono essere soggetti a pignoramento, anche se il saldo del conto è zero.
Il conto corrente è considerato un credito del titolare nei confronti della banca. Mediante il pignoramento presso terzi, il creditore può richiedere che le somme siano bloccate e successivamente trasferite.
Nessuna banca può quindi assicurare che il denaro depositato sia al sicuro da un’azione esecutiva.
Tuttavia, questa realtà non dovrebbe scoraggiare chi cerca un modo per salvaguardare i propri risparmi.
In effetti, è importante considerare un altro aspetto significativo: la legge stabilisce certi limiti al pignoramento del conto corrente, per assicurare al debitore il minimo vitale necessario per coprire le spese fondamentali.
Esaminiamo quindi i principali limiti imposti al pignoramento.
Quali fondi nel conto corrente del debitore sono completamente non pignorabili?
L’articolo 545 del Codice di Procedura Civile stabilisce l’impignorabilità di certe somme di denaro destinate al sostentamento e all’assistenza del debitore. Sono incluse, alle condizioni previste dalla legge, alcune indennità alimentari e aiuti finanziari per persone in difficoltà.
La legge protegge anche gli aiuti per il sostentamento a persone in condizioni di povertà e quelli destinati a maternità e malattia, erogati da casse assicurative, enti di assistenza o istituti di beneficenza.
Per quanto riguarda i benefici come l’invalidità civile, l’accompagnamento o altri sussidi assistenziali, è necessario verificare la natura esatta della somma e la sua tracciabilità sul conto.
Quali somme sono parzialmente protette?
La legge offre anche una protezione parziale dal pignoramento per altre somme depositate sul conto corrente. Il principio è lo stesso: garantire al debitore la disponibilità di una somma sufficiente per il proprio sostentamento.
Ad esempio, stipendi e pensioni possono essere pignorati solo in parte. I limiti variano a seconda del momento in cui le somme vengono accreditate sul conto.
- Se lo stipendio non è ancora stato versato e il creditore agisce direttamente presso il datore di lavoro, la retribuzione può essere generalmente pignorata fino a un quinto di ogni mensilità.
- Per la pensione, è stabilito un minimo vitale: non può essere pignorata la parte pari al doppio dell’assegno sociale, comunque non inferiore a 1.000 euro. Solo la somma eccedente questa soglia può essere prelevata dal creditore nei limiti previsti dalla legge.
- Se stipendio o pensione sono già stati accreditati sul conto prima della notifica del pignoramento, rimane protetto un importo pari al triplo dell’assegno sociale. La parte eccedente può essere pignorata.
Nel 2026, l’assegno sociale è di 546,24 euro, quindi la soglia del minimo vitale sul conto è di 1.638,72 euro.
I risparmi depositati sul conto sono non pignorabili?
I risparmi non godono di limiti al pignoramento. Il denaro accumulato sul conto, i bonifici privati, i proventi di un’attività e i compensi professionali possono essere aggrediti fino all’ammontare del credito, a meno che non sia applicabile una specifica protezione prevista dalla legge.
Inoltre, i compensi dei lavoratori autonomi non sono equiparati allo stipendio da lavoro dipendente. Un conto utilizzato da un titolare di partita IVA è quindi generalmente più esposto al pignoramento.
Il conto cointestato è protetto dal pignoramento?
Anche un conto cointestato può essere soggetto a pignoramento per i debiti di uno degli intestatari.
In generale, il creditore può richiedere il pignoramento della quota attribuibile alla persona debitrice. Se le persone intestatarie sono due, si presume inizialmente una divisione del 50%, ma è possibile dimostrare una diversa proprietà delle somme.
Nel frattempo, anche chi non ha contratto il debito può subire limitazioni nell’utilizzo del conto corrente cointestato.
Il conto cointestato, quindi, non rappresenta una soluzione ideale per proteggere i propri risparmi dal pignoramento.
L’Agenzia delle Entrate può pignorare tutto il saldo?
Anche nei confronti dell’Agenzia delle Entrate, la legge stabilisce certi limiti al pignoramento.
Anche in questo caso, i limiti dipendono dal momento in cui le somme a titolo di stipendio o pensione vengono depositate sul conto rispetto al pignoramento.
Per le somme già presenti sul conto al momento del pignoramento, possono essere prelevate solo quelle che eccedono il triplo dell’assegno sociale.
Per le somme versate successivamente, invece, l’Agenzia delle Entrate è tenuta a rispettare i seguenti limiti:
- 1/10 delle somme sotto i 2.500 euro;
- 1/7 delle somme tra i 2.500 e i 5.000 euro;
- 1/5 delle somme oltre i 5.000 euro.
Come recuperare la gestione del proprio denaro
Riconquistare il controllo delle proprie finanze dopo un periodo di difficoltà economica, un protesto o un pignoramento può sembrare difficile inizialmente.
Tuttavia, esiste un punto da cui è possibile ripartire: l’apertura di un nuovo conto corrente offre un’opportunità per riprendere l’attività bancaria e gestire nuovamente senza restrizioni le spese quotidiane.
Spesso, però, chi si trova in queste condizioni e tenta di aprire un nuovo conto si scontra con il rifiuto delle banche, che preferiscono evitare di instaurare rapporti finanziari con soggetti inadempienti.
In questi casi, è possibile rivolgersi a istituzioni che supportano protestati e cattivi pagatori con soluzioni specifiche per il ripristino dell’autonomia finanziaria.
GF Financial Service, ad esempio, è una società italiana con oltre vent’anni di esperienza in questo settore, offrendo servizi su misura per le esigenze dei propri clienti.
Chi si affida a GF Financial Service trova un supporto esperto nella ricerca di valide alternative per gestire nuovamente il proprio denaro.
Tra le proposte di GF Financial Service vi è il conto corrente per protestati, una soluzione specificamente ideata per rispondere alle necessità delle persone protestate e cattivi pagatori, attraverso cui è possibile:
- ricevere stipendio o pensione;
- ricevere bonifici ed effettuare pagamenti;
- prelevare denaro contante;
- pagare le bollette domestiche;
- fare acquisti online.
Non ci sono costi di apertura e le procedure necessarie sono gestite nel minor tempo possibile.
Un conto corrente per protestati consente di liberarsi dalle restrizioni legate al protesto e di progettare con completa libertà il proprio futuro personale e lavorativo.
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Enzo Conti è profondamente radicato nella cultura italiana, grazie al suo lavoro di ristoratore e promotore del patrimonio locale. Il suo ristorante non è solo un luogo in cui gustare i sapori della Puglia, ma anche uno spazio dove cultura e storia si incontrano. Enzo organizza eventi per far conoscere le ricchezze della regione, affrontando anche questioni di società, politica locale e preservazione dell’ambiente attraverso il cibo.



