Con l’inizio del nuovo anno, gli acquirenti online si troveranno di fronte a un aumento delle tasse. Il governo è al lavoro per introdurre una imposta di 2 euro per i pacchi che contengono merci del valore di meno di 150 euro. Questa misura era inizialmente pensata solo per le spedizioni provenienti da fuori dell’UE, principalmente per colpire l’e-commerce cinese. Tuttavia, l’Unione Europea ha ritenuto che tale misura fosse equivalente a un dazio, cosa che sarebbe stata illegittima dato che l’UE detiene l’esclusiva competenza in materia di politica commerciale. Di conseguenza, il governo italiano ha optato per estendere l’imposta a tutti i pacchi, inclusi quelli inviati e ricevuti all’interno dell’Italia.
Un duro colpo per gli habitué degli acquisti online
Questo provvedimento rappresenta un duro colpo per i consumatori italiani, soprattutto per coloro che acquistano frequentemente online. La soglia di 150 euro è così alta che praticamente tutti i pacchi sarebbero soggetti a questa tassa. Per una famiglia che fa tre o quattro ordini online al mese, il costo aggiuntivo annuale sarebbe tra i 72 e i 96 euro. Questo rappresenta una vera e propria stangata, particolarmente in un periodo in cui gli stipendi non hanno tenuto il passo con l’inflazione degli ultimi anni.
L’Unione Europea ha in programma di eliminare l’esenzione dai dazi per i pacchi di valore inferiore a 150 euro entro il 2024. Si stima che entreranno 4,6 miliardi di pacchi, di cui il 90% dalla Cina. L’idea è quella di dividere le entrate tra gli stati membri dove i pacchi entrano e il budget dell’UE, con una divisione del 25-75%. Questa misura mira a contrastare l’impatto dell’e-commerce cinese, che ha cresciuto la sua presenza e ha danneggiato molti negozi e imprese in Europa, particolarmente nel settore della moda.
Non a caso, questa imposta è stata soprannominata “tassa Shein”.
Acquisti minori scoraggiati
La tassa di 2 euro sui piccoli pacchi in Italia è vista da molti come un’aberrazione. L’impatto su acquisti di piccolo valore è significativo, tanto da scoraggiarli del tutto. Per esempio, un pacco del valore di 5 euro subirebbe un aumento del 40% a causa della tassa. Se acquisti un prodotto da 10 euro, finirai per pagare 12. I vincitori potrebbero essere i negozi fisici locali, che potrebbero vedere un aumento di clienti. Tuttavia, questo balzello serve solo a incrementare le entrate dello stato e non sostiene in alcun modo la competitività delle imprese italiane, che si trovano a competere in un mercato distorto.
Si prevede un forte rallentamento per il commercio online, che nel 2024 rappresentava 40 miliardi di euro in Italia. Tecnicamente, la tassa di 2 euro sui pacchi verrebbe pagata dal venditore, ma il consumatore la vedrebbe riflessa nel prezzo finale. In pratica, gli ordini di valore modesto sarebbero quelli più penalizzati, specialmente quelli che già devono sostenere le spese di spedizione, a meno che non si benefici di esenzioni per l’iscrizione a programmi premium, come nel caso di Amazon fino a 30 euro.
Una tassa sui pacchi che limita la libertà del consumatore
Se inizialmente, oltre a generare entrate, l’imposta sui piccoli pacchi aveva lo scopo di proteggere il Made in Italy dalla concorrenza asiatica a basso costo, ora colpisce indiscriminatamente tutti i venditori. Vi è un’evidente logica paternalistica dietro questa decisione, che entra in conflitto con la difesa del libero mercato e la libertà dei consumatori. Dall’Europa in giù, si giustifica questa imposta come necessaria per proteggere l’ambiente dall’uso eccessivo di cartone e dal trasporto di merci a basso costo su lunghe distanze. Questa è pura ipocrisia. Ancora una volta, i consumatori sono chiamati a coprire i deficit dei bilanci pubblici.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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Enzo Conti è profondamente radicato nella cultura italiana, grazie al suo lavoro di ristoratore e promotore del patrimonio locale. Il suo ristorante non è solo un luogo in cui gustare i sapori della Puglia, ma anche uno spazio dove cultura e storia si incontrano. Enzo organizza eventi per far conoscere le ricchezze della regione, affrontando anche questioni di società, politica locale e preservazione dell’ambiente attraverso il cibo.



