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Scopri la Scelta del Tesoro: Assegno di Messina o il “Secondo Polo” di Castagna?

Il bivio del Tesoro: l’assegno di Messina o il “secondo polo” di Castagna
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Pubblicato da Enzo Conti
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Il Ministero del Tesoro deve decidere tra due proposte concorrenti per MPS e il ministro Giorgetti favorisce l’offerta più alta.

Nei prossimi giorni, gli azionisti di MPS (Monte dei Paschi di Siena), tra cui il Tesoro con una quota residua del 4,863%, dovranno scegliere tra le proposte di Intesa Sanpaolo e Banco BPM. Recentemente, il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha fatto una dichiarazione significativa in risposta a una domanda su questa situazione: “chi offre di più”. Questo sarà il criterio principale di scelta, anche se probabilmente non l’unico. Ormai lo stato non controlla più la banca più antica al mondo e cerca di massimizzare gli incassi dalla sua ultima vendita.

Valutazione di MPS per il Tesoro

Il valore delle azioni di MPS è aumentato ieri, chiudendo a 10,10 euro, con un incremento del 12,8% rispetto alla giornata precedente.

La capitalizzazione di mercato ha superato i 30 miliardi di euro e il valore della partecipazione del Tesoro è ora di circa 1,47 miliardi. Dalle precedenti privatizzazioni, lo stato ha ottenuto 2,67 miliardi dalle tre tranche vendute. Inoltre, ha raccolto tra 250 e 300 milioni in dividendi, per un totale di quasi 3 miliardi. Tuttavia, considerando la ricapitalizzazione precauzionale del 2017 (5,4 miliardi) e l’aumento di capitale nel 2022 (1,6 miliardi), i contribuenti hanno investito complessivamente 7 miliardi per il salvataggio di Rocca Salimbeni.

Pur vendendo l’ultima quota di MPS, il Tesoro non riuscirebbe a bilanciare i conti, rimanendo in perdita per circa 2,6 miliardi. Tuttavia, fino a pochi anni fa sembrava improbabile poter recuperare gran parte di queste spese. Con l’imminente uscita dal capitale, il Tesoro si trova di fronte a due opzioni: accettare l’offerta “paritetica” di Banco BPM o l’OPAS di Intesa. La prima opzione ridurrebbe la partecipazione pubblica a poco più del 2%.

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In seguito, il Tesoro avrebbe ancora la necessità di vendere sul mercato per eliminare completamente la sua presenza e monetizzare l’investimento.

Uscita immediata o adesione all’offerta?

Se il Tesoro aderisse all’OPAS, la situazione diventerebbe più complicata. Formalmente, riceverebbe 1,6 azioni di Intesa per ogni azione MPS posseduta, più 1 euro in contanti. Incasserebbe una piccola quantità immediatamente (circa 146 milioni) e successivamente diventerebbe un azionista di minoranza nell’istituto di Torino. Non avrebbe senso nazionalizzare una banca per poi entrare in quella più grande d’Italia, quindi probabilmente venderebbe al primo opportuno per monetizzare il resto.

Questo meccanismo complesso genera alcune perplessità. Inoltre, aderendo esplicitamente a un’offerta, il Tesoro rischierebbe di apparire schierato a favore di un’istituzione finanziaria contro un’altra, situazione che dovrebbe evitare. Una soluzione potrebbe essere quella di fare cassa immediatamente, sfruttando l’attuale boom di MPS in borsa per vendere. Le procedure di “accelerated bookbuilding”, usate nelle tre occasioni precedenti, permetterebbero di realizzare questa operazione in poche ore.

Divergenze tra Meloni e Giorgetti su MPS

Questa strategia non sarebbe esente da svantaggi. Consentire a uno o più azionisti già presenti di rafforzarsi o a nuovi investitori di entrare con una quota significativa aumenterebbe il rischio di lasciare Siena in mani indesiderate vicino al traguardo.

Immaginate, per esempio, se Crédit Agricole, già al 23% di Banco BPM, decidesse di acquistare l’intera partecipazione. Si ricordi quando nell’autunno del 2024 Unicredit sorprese il governo tedesco acquistando l’intera quota disponibile, diventando così il secondo maggiore azionista di Commerzbank, dietro al governo federale. Da questo evento iniziò la scalata tuttora contestata da Berlino.

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La scelta finale tra le due offerte potrebbe rivelare la veridicità delle presunte divergenze di vedute tra il Tesoro e Palazzo Chigi. Il primo potrebbe preferire l’integrazione tra MPS e Banco BPM per creare un “secondo polo” nel mercato retail domestico, mentre il secondo potrebbe essere preoccupato dalla presenza francese in Piazza Meda e temere che Generali finisca sotto controllo straniero. Intesa offrirebbe una soluzione “nazionale” più rassicurante da questo punto di vista.

giuseppe.timpone@investireoggi.it

 

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