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Boom economico in Italia: il Pil supera le aspettative e il lavoro resiste!

Economia italiana più forte delle attese: cresce il Pil e il lavoro tiene
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Pubblicato da Enzo Conti
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L’economia italiana dimostra forza e resilienza di fronte all’ultimo shock energetico, registrando una crescita superiore alle attese e un mercato del lavoro vivace

I dati più recenti rilasciati dall’ISTAT ieri forniscono un’immagine aggiornata dell’economia italiana, che continua a sorprendere positivamente. Nonostante gli impatti del costante aumento dei prezzi dell’energia, l’Italia ha mostrato un’incredibile resilienza, con un incremento del PIL di 0,2% nel secondo trimestre, seguendo un aumento del 0,3% nel primo trimestre. L’incremento annuale si attesta all’1%. Se il PIL rimanesse stabile per il resto dell’anno, la crescita accumulata per il primo semestre sarebbe dello 0,8%.

Questo risultato supera le aspettative della Banca d’Italia, che aveva previsto una crescita dello 0,6%.

Resistenza dell’economia italiana agli shock

Anche i dati sull’occupazione sono positivi, con un aumento annuo di 131.000 lavoratori a giugno, raggiungendo un totale di 24.310.000. Il tasso di occupazione si mantiene stabile al 62,9%, mentre la quota di inattivi diminuisce dello 0,3% raggiungendo il 32,2%. Il tasso di disoccupazione ha mostrato un lieve aumento, raggiungendo il 5,3% dai minimi storici. Il numero di lavoratori dipendenti è superiore ai 19 milioni, un nuovo record massimo, con quasi 16,5 milioni di contratti stabili (16,491 milioni) e 2,542 milioni di contratti a termine. Inoltre, ci sono 5,277 milioni di lavoratori autonomi.

Confrontando i dati con quelli di un decennio fa, si nota un aumento di 1,97 milioni nel numero di dipendenti, di cui oltre il 90% in contratti stabili (1,8 milioni) e solo 170.000 in contratti a tempo determinato. Il numero di lavoratori autonomi è diminuito di 161.000, anche a causa della riduzione delle cosiddette false partite IVA.

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Il numero degli inattivi, ovvero persone che né lavorano né cercano attivamente lavoro, è diminuito di 1.184.000 unità, scendendo a 12,312 milioni. Questo tasso era al 35,1% nella metà del 2016.

Il numero di disoccupati è stato più che dimezzato, passando da quasi 3 milioni a 1,458 milioni (-1,525 milioni). In termini percentuali, la disoccupazione è scesa dal 10,9% al 5,3%, con picchi minimi del 5% nei mesi scorsi. In effetti, il mercato del lavoro sta progredendo e non è dominato dalla precarietà, contrariamente a quanto spesso si tende a pensare. La quota di contratti stabili è aumentata all’86,6% del totale a giugno di quest’anno.

Stabilità dei prezzi alla produzione

I dati sui prezzi alla produzione di giugno, pubblicati ieri dall’ISTAT, sono rimasti invariati rispetto a maggio e hanno mostrato un incremento annuo del 5,8%, in rallentamento rispetto al +7,3% precedente. Escludendo l’energia, i prezzi hanno avuto un aumento del 0,3% mensile e del 2,9% annuo rispetto al +2,5% di maggio. Questi dati sono significativi perché tendono a prevedere le future variazioni dell’inflazione, riflettendo i costi di produzione sui prezzi al consumo.

Nel mese scorso, i costi dell’energia hanno iniziato a diminuire grazie al calo delle quotazioni di petrolio e gas dopo l’accordo tra Stati Uniti e Iran. Nonostante ciò, con la ripresa degli attacchi e le quotazioni del Brent che sono risalite, pur rimanendo sotto i massimi dei mesi passati, permangono preoccupazioni per l’economia italiana, molto esposta agli shock energetici.

Un grafico illustra la correlazione tra i prezzi alla produzione e le quotazioni del Brent nell’ultimo decennio, mostrando una forte interdipendenza tra questi due indicatori.

Rischi legati a Hormuz sul PIL nel terzo trimestre

L’aumento dei prezzi alla produzione ha avuto inizio con la pandemia, quando i blocchi hanno causato un’impennata dei costi di molte materie prime. Successivamente, la guerra tra Russia e Ucraina ha portato l’indice ai massimi storici alla fine del 2022. Da allora, i prezzi sono diminuiti di quasi il 12%, anche se rimangono del 25% più alti rispetto al periodo pre-Covid. Nonostante ciò, l’economia italiana ha assorbito lo shock e continua a crescere.

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Si attende con ansia il dato sull’inflazione di luglio, che potrebbe mostrare un aumento dopo il calo di giugno. Il rischio principale rimane legato a Hormuz: senza una piena ripresa della navigazione nello stretto, il costo dell’energia potrebbe stabilizzarsi su livelli elevati, minacciando una fase di stagflazione per tutta l’Europa. Il terzo trimestre potrebbe essere compromesso dal ritorno delle tensioni nella regione, mentre il boom del turismo, con un record di presenze estive atteso, potrebbe offrire un supporto.

giuseppe.timpone@investireoggi.it

 

 

 

 

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