L’economia italiana ha superato le aspettative nel primo trimestre, registrando un incremento del Pil dello 0,3% rispetto ai tre mesi precedenti e dello 0,8% su base annua. Le attese erano per un modesto +0,1%. Questo risultato si contrappone al trend dell’Eurozona, che ha invece visto una diminuzione dello 0,2%. Ora, le proiezioni dell’Ufficio Studi di Confcommercio indicano un ulteriore incremento a +0,4% per il secondo trimestre, corrispondente a un +1,3% su base annua. Se queste previsioni si confermassero, il Pil italiano potrebbe avvicinarsi all’1% per l’intero 2026. Di seguito, le stime ufficiali attuali:
| Istituzione | Previsione PIL 2026 |
|---|---|
| Governo (DFP) | +0,6% |
| Istat | +0,7% |
| Commissione europea | +0,5% |
| OCSE | +0,5% |
| Banca d’Italia | +0,6% |
| FMI | +0,5% |
| UPB | +0,7% |
Potenziale di crescita vicino all’1%?
Il governo guidato da Giorgia Meloni aveva originariamente previsto un aumento del Pil dell’1,2% per il 2026, ma ha successivamente ridotto questa previsione a +0,6% dopo due revisioni.
Dopo aver superato le tensioni commerciali con gli USA, che hanno dominato gran parte dell’anno scorso, l’Italia ha dovuto affrontare una nuova crisi energetica causata dalla chiusura dello stretto di Hormuz. L’aumento dei prezzi di petrolio e gas ha rappresentato uno shock per l’offerta, influenzando al contempo i costi di produzione e i prezzi al consumo.
Il recente accordo tra Stati Uniti e Iran sta facilitando la riapertura graduale di Hormuz. Questo sta influenzando i prezzi dell’energia, che stanno diminuendo notevolmente, con il Brent sotto i 80 dollari al barile e il gas europeo poco sopra i 40 euro per megawattora. Si prevede che l’inflazione in Italia possa diminuire nei prossimi mesi e che la crescita economica possa guadagnare ulteriore slancio. L’idea che il Pil possa avvicinarsi all’1% rispetto alle stime medie recenti non è più così improbabile, anche se il fragile contesto europeo rimane una minaccia. Essendo un’economia fortemente esportatrice, l’Italia dipende dal benessere economico degli altri paesi.
Il successo di Piazza Affari e dell’export
I dati sulla bilancia commerciale italiana sono stati più favorevoli del previsto e ci hanno aiutato a superare la crisi energetica. Anche ad aprile, nel primo mese del secondo trimestre, il saldo attivo è aumentato: da 2,4 miliardi dello scorso anno a 4,3 miliardi. Un miglioramento di 1,9 miliardi, che incide quasi per lo 0,1% sul Pil annuale. Può sembrare poco, ma è un indicatore importante del trend generale. Inoltre, la Borsa Italiana ha registrato numeri da record. L’indice FTSE MIB ha superato i 53.000 punti, con un aumento dall’inizio dell’anno del 18% e un incremento su base annua del 36%. Questo rappresenta un segno di fiducia sia da parte delle famiglie italiane sia degli investitori internazionali verso l’economia del paese. L’impatto di questo boom sull’economia può essere significativo attraverso il cosiddetto “effetto ricchezza”: gli investitori domestici, sentendosi più ricchi (o diventandolo effettivamente attraverso la vendita dei titoli in portafoglio), tendono a consumare di più, aumentando così la domanda interna aggregata.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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