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MPS in crisi: indagini Consob, Intesa si ritira, e caos nella governance!

MPS sotto assedio: Consob indaga, Intesa chiude al rilancio e scoppia il caso governance
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Pubblicato da Enzo Conti
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Sorveglianza intensificata della Consob su MPS per sospette manipolazioni di mercato, mentre Intesa scarta l’idea di una nuova OPAS e il consiglio si divide.

L’interesse per Monte Paschi di Siena (MPS) cresce dopo che la Consob ha messo sotto osservazione la banca per presunte manipolazioni del mercato. Tale sospetto deriva dalla collaborazione con Banco BPM per formulare un’offerta alternativa a quella di Intesa Sanpaolo, un’ipotesi più consolidata rispetto a quella di giugno. Da quasi due mesi, Rocca Salimbeni è soggetta alla “passivity rule”, il che impedisce ai suoi dirigenti di intralciare in alcun modo l’offerta rivolta agli azionisti.

Opposizione nel consiglio di amministrazione di MPS

La governance di MPS ha suscitato critiche anche all’interno dello stesso consiglio di amministrazione.

Quattro membri del consiglio di minoranza di MPS – Paolo Boccardelli, Antonella Centra, Nicola Maione e Paola De Martini (escluso Carlo Passera) – hanno espresso per iscritto la loro preoccupazione per la mancata sostituzione di Carlo Vivaldi e Fabrizio Palermo, rispettivamente decaduto e dimessosi, criticando anche il ritardo con cui la banca ha comunicato queste situazioni alla BCE. Di conseguenza, il consiglio non è al completo alla vigilia dell’importante riunione che si terrà all’inizio di agosto per discutere l’eventuale percorso alternativo all’OPAS di Intesa.

Carlo Messina fa chiarezza sulla partecipazione in Generali

Anche Carlo Messina ha discusso di MPS durante la presentazione dei risultati eccezionali di Ca’ de Sass nel primo semestre, con un utile netto di 5,55 miliardi di euro. Il banchiere ha fermamente escluso una nuova OPAS, che in origine valutava la banca toscana a 30,6 miliardi, cifra già molto alta, nonostante attualmente MPS-Mediobanca in Piazza Affari si attestino quasi a 35 miliardi.

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Dal 7 giugno, data dell’annuncio dell’offerta, il prezzo delle azioni in borsa è salito di oltre il 28%, aumentando la capitalizzazione di circa 7 miliardi.

Messina ha anche risposto ad alcune voci emerse dopo riunioni tra i dirigenti di MPS e Banco BPM per contrastare la sua OPAS: la vendita della partecipazione in Generali. Secondo lui, quel 13,3% potrebbe essere acquisito solo da grandi entità come la stessa Intesa, Unicredit o Axa. Una vendita sul mercato, data l’alta quotazione delle azioni di Generali, potrebbe non attirare abbastanza domanda e causerebbe un crollo del 20-30% nelle azioni di MPS dopo aver perso questo asset prezioso.

Grandi azionisti si schierano con Intesa?

Attualmente, la partecipazione di MPS in Generali è valutata poco meno di 9 miliardi. Recentemente, si è parlato della possibilità di una vendita per finanziare una fusione “alla pari” con Banco BPM. I proventi permetterebbero alla banca toscana di distribuire un dividendo straordinario agli azionisti. L’alternativa sarebbe utilizzare il capitale in eccesso. In entrambi i casi, però, sarebbero gli stessi soci di MPS a finanziare la fusione con l’istituto guidato da Giuseppe Castagna.

Fonti vicine a Siena hanno confermato l’impressione che sarà l’OPAS di Intesa a prevalere. Valuta già adeguatamente, forse persino “troppo”, una banca con conti correnti e depositi stimati a non più di 86 miliardi al primo trimestre. Una volta ottenuta l’approvazione degli azionisti, l’istituto piemontese sarebbe in grado di procedere rapidamente e concludere l’operazione entro l’autunno senza neanche bisogno di tempo supplementare.

Tra i principali azionisti di MPS ci sono figure di spicco come Francesco Gaetano Caltagirone, Delfin, e fondi internazionali come BlackRock e Vanguard.

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Il terzo polo bancario si allontana

Il Tesoro non ha fretta di vendere, ma è probabile che avvii una vendita accelerata (“accelerated bookbuilding”) poco prima dell’inizio dell’OPAS di Intesa per cedere in blocco la sua restante partecipazione del 4,863%. Ai prezzi attuali, ricaverebbe circa 1,7 miliardi. Soprattutto, il governo eviterebbe di dover prendere una posizione a favore o contro l’operazione di Messina. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, sarebbe più incline verso la fusione con Banco BPM per creare quel terzo polo bancario ritenuto necessario per sostenere il tessuto imprenditoriale del Centro-Nord. Tuttavia, anche lui deve cedere alle dinamiche di mercato e la sua posizione nel governo appare, se non isolata, certamente in minoranza.

MPS nelle mani di Messina entro l’anno?

Il primo atto significativo del nuovo presidente della Consob, Guido Stazi, riguardante le movimentazioni tra MPS e Banco BPM, sottolinea il clima “politico-istituzionale” che circonda Siena. La sua nomina è avvenuta di recente dopo mesi di stallo nella maggioranza di centro-destra. Forza Italia aveva bloccato la nomina del sottosegretario all’Economia, Federico Freni, un esponente della Lega. I pezzi del puzzle stanno ricomponendosi: l’OPAS di Intesa non incontrerebbe ostacoli significativi sul piano finanziario, ma piuttosto semplici azioni di disturbo volte a guadagnare tempo o a diminuire la pazienza di Messina.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

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