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Chi finanzia il maxi dividendo di MPS-Banco BPM? Scopri i dettagli!

MPS-Banco BPM, chi finanzia davvero il maxi dividendo?
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Pubblicato da Enzo Conti
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MPS e Banco BPM valutano un nuovo strategia per contrastare l’OPAS di Intesa Sanpaolo e si considera la possibilità di un maxi-dividendo.

Le direzioni di MPS (Monte dei Paschi di Siena) e Banco BPM stanno elaborando un piano alternativo all’OPAS proposta da Intesa Sanpaolo. L’obiettivo rimane quello di realizzare una “fusione tra pari” (“merger of equals”), come previsto dal progetto originale, ma si potrebbe introdurre un elemento in contanti per attirare gli azionisti toscani e ridistribuire l’equilibrio di potere sul mercato azionario tra le due entità bancarie. Ieri, Rocca Salimbeni ha chiuso con una capitalizzazione di 36,41 miliardi di euro, mentre Piazza Meda ha registrato poco meno di 24 miliardi. La proposta discussa prevederebbe la distribuzione di un dividendo straordinario.

MPS e Banco BPM: verso la creazione di un terzo polo

Questo dividendo straordinario verrebbe erogato da MPS stessa, che negli ultimi anni ha accumulato un surplus di capitale stimato in 3,3 miliardi di euro. In alternativa, l’istituto senese potrebbe vendere la sua partecipazione in Generali, che rappresenta il 13,2% e che al valore di mercato attuale si aggirerebbe intorno ai 9 miliardi di euro. Secondo la guida di Giuseppe Castagna, la fusione tra le due banche genererebbe sinergie per un totale di 1,1 miliardi di euro, suddivisi in 650 milioni di maggiori ricavi e 450 milioni di minori costi.

L’unione tra MPS e Banco BPM preverrebbe anche la frammentazione del primo istituto, scenario che si verificherebbe se l’OPAS di Intesa andasse a buon fine a causa di questioni antitrust. Nascerà così un nuovo polo bancario nel panorama italiano, con una solida base patrimoniale, evidenziata da un rapporto CET1 fully loaded proforma del 15%. Tuttavia, ci sono ostacoli da superare, il principale dei quali è convincere gli azionisti a partecipare, il che significa accettare grandi soci come Delfin (17,5%), Francesco Gaetano Caltagirone (10,26%) per Siena, e Crédit Agricole (29,3%) per Verona.

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Pagamento in contanti tramite dividendo straordinario?

La ristrutturazione di Delfin in corso complica la situazione. Leonardo Maria Del Vecchio sta cercando di acquistare le quote dai fratelli, ma il finanziamento bancario per l’acquisto è fallito. L’imprenditore romano ha avuto un conflitto con Luigi Lovaglio, che a aprile è riuscito a ottenere un secondo mandato durante l’assemblea di MPS, sconfiggendo il suo candidato Fabrizio Palermo. E sarà cruciale il modo in cui Banco BPM gestirà la distribuzione della componente in contanti. Se per i piccoli azionisti questa è già una notizia positiva, la situazione cambia per quelli più grandi con ambizioni di controllo.

Attualmente, il piano è ancora vago su questo punto. Banco BPM potrebbe proporre la fusione con MPS aggiungendo una componente in contanti, che sarebbe finanziata dalla vendita della partecipazione in Generali o dalla distribuzione del capitale in eccesso. In entrambi i casi, l’unica soluzione tecnicamente valida sarebbe un scambio di azioni non più paritario, ma più vantaggioso per gli azionisti toscani che accettassero il piano.

Possibile contrattacco di Intesa

Emergono sospetti che questa mossa sia legata al desiderio di Lovaglio di sottrarre a Carlo Messina il vero obiettivo: Generali.

Questo è un approccio che Mediobanca tentò di adottare un anno fa nei confronti di Lovaglio, senza successo, poiché fu respinto dalla propria assemblea. Alla fine, tutto sembra ricondurre a Trieste, e nessuno vuole che terzi prendano possesso di questo gioiello assicurativo.

Ma alienare una quota in Generali non sarebbe affatto semplice in termini di governance. Ricordiamo che tra i soci di Generali ci sono anche Delfin (10,15%), Unicredit (8,8%) e Caltagirone (6,32%). Irritare i grandi azionisti con mosse che potrebbero diminuirne l’influenza potrebbe essere fatale per il successo del piano. E Intesa non rimarrebbe a guardare. È molto probabile che rilancerebbe per “assicurarsi” il successo della sua OPAS, che intende completare entro l’anno. Un’altra estate all’insegna dei giochi di potere bancari.

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giuseppe.timpone@investireoggi.it 

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