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Oro in casa: scopri il valore nascosto di gioielli e monete antiche!

Oro record, gli italiani hanno un tesoro in casa: quanto valgono vecchi gioielli e monete
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Pubblicato da Enzo Conti
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Gli italiani possiedono nelle proprie abitazioni un vero e proprio tesoro costituito da oro, spesso trascurato, ma che rappresenta un valore di diverse centinaia di miliardi di euro.

I ladri d’appartamento sono da sempre al corrente di questo, mentre molti italiani non realizzano di possedere un tesoro e lo considerano soltanto per il suo valore affettivo. Nelle nostre abitazioni, l’oro è presente in forma di gioielli, monete, lingotti, sterline e marenghi, prevalentemente ereditati o ricevuti come doni durante occasioni speciali da parte di parenti come genitori e nonni. Sarete sorpresi di sapere che tutti questi oggetti, spesso dimenticati in cassetti o vecchi bauli, rappresentano un valore di diverse centinaia di miliardi di euro.

Italiani con una ricchezza d’oro in casa

Durante la presentazione del bilancio per il 2025, il Parlamento ha discusso l’introduzione di un cosiddetto “affrancamento”, vale a dire la possibilità per gli italiani di rievaluare l’oro acquistato precedentemente, pagando una tassa del 12,50%.

Nonostante non sia stato poi realizzato, emerse un dato interessante: si stima che nelle abitazioni italiane ci siano tra 4.500 e 5.000 tonnellate di oro. Di queste, 1.200-1.500 tonnellate sono considerate oro da investimento, una quantità doppia rispetto alle 2.452 tonnellate detenute dalla Banca d’Italia come riserve ufficiali.

Supponendo che tutto l’oro non da investimento sia di 18 carati e quello da investimento di 24 carati, si ottiene una stima media intorno ai 550-600 miliardi di euro alle quotazioni internazionali attuali. Questo valore corrisponde a circa un quarto del Pil italiano e oltre 20.000 euro per famiglia. Una tale ricchezza forse dovrebbe essere valorizzata in qualche modo, piuttosto che lasciata inutilizzata per decenni e forse anche dimenticata. Ma questa è un’altra questione.

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Aumento quadruplo della tassazione dal 2024

Recentemente, le novità riguardanti la tassazione non sembrano favorire la circolazione dei lingotti.

Fino al 2023, lo stato permetteva agli italiani di pagare il 26% solo su un quarto del valore dell’oro da investimento rivenduto, nel caso non fosse disponibile la fattura per determinare il prezzo di acquisto. L’aliquota effettiva era quindi del 6,50%. Dal 2024, questa aliquota è stata quadruplicata al 26%, la stessa applicata alle plusvalenze finanziarie. Di conseguenza, si verificano uno dei due seguenti scenari:

  • se rivendo oro con una fattura che dimostra il prezzo di acquisto, pago il 26% sulla plusvalenza, ossia sulla differenza di prezzo;
  • se rivendo oro senza fattura che dimostri il prezzo di acquisto, pago il 26% sull’intero valore di rivendita.

Nessuna IVA sulla rivendita

Importante sottolineare che questo vale per l’oro da investimento. I gioielli di famiglia continuano ad essere esentati dalle imposte, in quanto la loro vendita non è considerata un’operazione professionale. Inoltre, non sono soggetti nemmeno all’IVA, al contrario di quanto accade con l’acquisto di oro come bene di consumo in gioielleria, dove si applica l’IVA al 22%.

Al momento attuale, il prezzo dell’oro sul mercato supera i 115 euro al grammo. All’inizio dell’anno, aveva raggiunto i 148 euro. Tuttavia, rimane ben sopra i livelli di appena un anno fa, quando valeva meno di 93 euro.

Cinque anni fa era possibile acquistare oro per meno di 50 euro al grammo. La curiosità di questo boom sta nel fatto che, non molti anni fa, con un budget relativamente limitato si potevano fare regali in oro che oggi sarebbero impensabili. Paradossalmente, per questo motivo tendiamo a volte a sottovalutare il valore di molti gioielli acquistati o ricevuti in dono quando il prezzo dell’oro era più accessibile.

Attenzione a carati, peso e novità sulla tassazione

Ovviamente, gli italiani che rivendono l’oro non riceveranno la quotazione internazionale esatta. Il gioielliere tratterrà una commissione sulla transazione. Al contrario, quando acquistano, pagheranno un prezzo superiore alla quotazione poiché è ovvio che il rivenditore debba guadagnare. Altra considerazione: evitate di pesare l’oro con bilance da cucina, che possono differire di qualche grammo dal peso reale. Per una valutazione accurata dei gioielli, è consigliabile rivolgersi a un commerciante di fiducia. Ricordate che l’oro nei nostri cassetti è quasi sempre di 18 carati, quindi con un grado di purezza del 75%. Il restante 25% è composto da altre leghe (argento, rame, ecc.), quindi è necessario già ridurre il prezzo del 25%. Diversamente, l’oro da investimento sarà certamente di 24 carati, con un grado di purezza del 99,99%.

Gli italiani dovrebbero prestare attenzione ai possibili sviluppi riguardanti l’affrancamento dell’oro. Se la proposta venisse ripresa e approvata, permetterebbe a molti di loro, che avevano acquistato lingotti in passato a prezzi molto più bassi, di rivenderli pagando un’aliquota complessiva più vantaggiosa. Immaginate di aver comprato in passato un lingotto di 100 grammi per 1.500 euro. Oggi lo rivendereste per 11.500 euro. Sulla plusvalenza di 10.000 euro paghereste 2.600 euro di tasse, ma se aveste perso la fattura e lo stato vi permettesse di rivalutare (non necessariamente rivendendo subito) versando il 12,50% sull’intero controvalore, spendereste meno di 1.440 euro.

giuseppe.timpone@investireoggi.it

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