Una delle notizie più rilevanti nel campo finanziario in Italia, nella giornata di ieri, è stata la presentazione dei risultati trimestrali di TIM. La compagnia, precedentemente un monopolista, ha concluso l’anno 2025 con un incremento dei ricavi, raggiungendo i 13,7 miliardi di euro, un Ebitda di 4,4 miliardi (3,7 miliardi after lease) e un debito after lease ridotto a 6,85 miliardi, con un leverage inferiore a 1,9. Accanto a questi dati, il CEO Pietro Labriola ha annunciato un riacquisto di azioni fino a 400 milioni di euro, che corrisponde al 3,3% del capitale, e una fusione delle azioni ordinarie da 10 a 1.
Riacquisto di azioni TIM
Per fare un confronto, Eni ha finalizzato il proprio riacquisto di azioni tra il 16 e il 18 febbraio scorso per un totale di 1,8 miliardi di euro.
L’operazione ha riguardato 118,8 milioni di azioni, riacquistate ad un prezzo medio di 18,20 euro ciascuna, inferiore ai 18,80 euro di quotazione del giorno precedente. In Italia, queste operazioni sono meno comuni rispetto a mercati come gli Stati Uniti, dove nel 2025 hanno superato per la prima volta il valore complessivo di 1.000 miliardi di dollari.
I riacquisti di azioni, o buyback, sono operazioni attraverso cui una società acquista le proprie azioni sul mercato. Questa pratica è regolata principalmente dall’art.2357 del Codice Civile. Le società quotate possono effettuare riacquisti fino al limite del 20% del capitale sociale, utilizzando le riserve disponibili e non oltre gli utili distribuibili.
Vantaggi per gli azionisti
Qual è lo scopo di un riacquisto di azioni? Come nel caso delle azioni di TIM nel futuro prossimo, diminuisce il numero di azioni in circolazione, aumentando di conseguenza il loro valore. L’utile per azione aumenta automaticamente, riducendosi il denominatore del rapporto. Questo è l’effetto opposto rispetto a un aumento di capitale, che incrementa il numero delle azioni in circolazione e diminuisce l’utile per azione.
Il riacquisto rappresenta un modo per generare valore per gli azionisti, similmente alla distribuzione di dividendi. Gli azionisti possono decidere di vendere le proprie azioni, in tutto o in parte, alla stessa società o a terzi a prezzi più elevati. Coloro che non vendono e mantengono le azioni in portafoglio beneficiano dell’aumento virtuale del valore di mercato.
Un ulteriore vantaggio per gli azionisti derivante dal riacquisto è l’aumento della loro quota di capitale. Questo aspetto è particolarmente rilevante per i soci maggiori e interessati al controllo della società. Ad esempio, se la società Alfa riacquista il 10% delle sue 1.000.000 di azioni e Caio possiede il 20% o 200.000 azioni, alla fine dell’operazione si troverà con 200.000 azioni su un totale ridotto a 900.000, elevando la sua quota al 22,2%.
Possibile paradosso
Spesso, i riacquisti vengono annunciati per rafforzare il controllo societario. Questo incrementa la capacità di controllo dei soci attuali. Tuttavia, questo può risultare svantaggioso per i soci minori e meno interessati alla governance.
Diventando meno attraente, si riducono le possibilità di “scalate” ostili e il titolo perde appeal speculativo. Questo può portare al paradosso di una diminuzione del prezzo delle azioni, forse non immediatamente dopo l’annuncio, a causa della perdita di interesse del mercato verso una società non più scalabile.
Riacquisto di azioni TIM positivo, ma non sempre è così
In generale, tuttavia, i riacquisti come quello annunciato ieri da TIM hanno effetti positivi sulle azioni. Essi indicano ottimismo del management riguardo al valore dell’azienda. In caso contrario, non investirebbero significative somme di denaro per acquistare parte del proprio capitale. Nonostante ciò, le critiche non sono mancate negli anni, specialmente a Wall Street, dove si osserva che queste operazioni, se frequenti, possono gonfiare e distorcere le quotazioni rispetto ai fondamentali dell’azienda. Questo rischio è ancora più grave quando i riacquisti sono finanziati con prestiti in periodi di bassi tassi di interesse.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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