Nonostante l’Italia sia fuori dai mondiali di calcio per la terza volta consecutiva, esiste un’area in cui gli italiani brillano indiscutibilmente: il catastrofismo. Siamo maestri nell’arte di dipingere scenario negativi del nostro paese, spesso esagerando le criticità anche quando la situazione è moderatamente positiva. Il potere di acquisto delle famiglie e i conti pubblici hanno mostrato segni di miglioramento nel primo trimestre dell’anno. Questa non è una chiacchiera da bar, ma un dato confermato dall’ISTAT, che sfata il pessimismo di chi vede solo crisi e declino ovunque.
Recupero del potere di acquisto delle famiglie
Il PIL ha registrato una crescita inattesa nei primi tre mesi dell’anno: +0,3%, a fronte di un -0,2% nella media della zona euro. Notabilmente, è il Sud Italia a guidare questa crescita, seppur di poco. È consigliabile mantenere una certa cautela, ma sembra che anche nel secondo trimestre l’economia italiana abbia evitato la recessione. Questo non è frutto di un miracolo, ma piuttosto della robustezza del nostro sistema economico. Le esportazioni sono in aumento e bilanciano la debole domanda interna, mentre il tasso di occupazione continua a stabilire nuovi record, superando il 63% con più di 23,3 milioni di persone impiegate.
È vero che gli stipendi rimangono bassi, e non si può pensare di recuperare decenni di ritardi in pochi mesi. Tuttavia, la buona notizia è che c’è stata una tendenza al rialzo. I redditi disponibili delle famiglie sono cresciuti più dell’inflazione, migliorando così il loro potere di acquisto.
Nel primo trimestre del 2026, l’aumento è stato dell’1,6% rispetto allo 0,8% precedente. I consumi sono cresciuti dell’1,4%, aumentando la propensione al risparmio all’8% dal 7,8% del trimestre precedente.
Miglioramento dei conti pubblici
Parallelamente, la Pubblica Amministrazione ha registrato un deficit del 7,8% del PIL, in diminuzione rispetto all’8,4% dell’anno precedente. Escludendo la spesa per interessi, il saldo primario è migliorato passando da -4,7% a -4,4%. Il miglioramento è stato influenzato dall’aumento della pressione fiscale, che è salita dello 0,3% al 37,6%. È importante ricordare che i dati sui conti pubblici tendono a essere peggiori nei primi mesi dell’anno a causa del calendario fiscale, ma il confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente resta valido.
Il primo trimestre ha incluso solo parzialmente gli effetti della guerra in Iran, iniziata a fine febbraio. I suoi impatti si sentiranno più nettamente nel secondo trimestre, con una probabile inflazione più elevata e un rallentamento della crescita. Grazie alla riapertura di Hormuz, la crisi energetica sta attenuandosi e il prezzo del petrolio è tornato ai livelli pre-conflitto. L’inflazione italiana si sta riducendo, raggiungendo il 3% a giugno dopo il picco del 3,2% di maggio.
Questo rappresenta un primo segno di superamento delle tensioni.
Stipendi reali ancora insufficienti
Nonostante questi segnali positivi, non si può dire che tutto vada per il meglio. Gli stipendi reali rimangono bassi e lo stesso vale per l’occupazione se confrontata con altri paesi. Il debito pubblico non è scomparso magicamente, attestandosi oltre il 137%, e la crescita del PIL è lenta. La pressione fiscale non sta diminuendo. Questo è lo scenario di lungo periodo, ma la tendenza attuale è in gran parte positiva: recupero degli stipendi rispetto all’inflazione, aumento dell’occupazione stabile e femminile, stabilizzazione del rapporto debito/PIL e miglioramento dei conti pubblici che ci avvicina all’uscita dalla procedura per deficit eccessivo, posizionandoci meglio di molte altre grandi economie globali.
Tendenza positiva stabile per il potere d’acquisto delle famiglie
Anche la produzione industriale, che sembrava quasi irrimediabilmente compromessa, ha mostrato segni di crescita per il terzo mese consecutivo ad aprile, ritornando ai livelli di metà 2022 e recuperando la maggior parte delle perdite subite a causa della guerra in Ucraina e dell’aumento dei costi energetici. In conclusione, le famiglie continuano a recuperare il potere d’acquisto perso negli anni, spesso ignorato dai media.
Il numero degli italiani impiegati è in aumento, mentre il tasso di disoccupazione è ai minimi storici. È essenziale continuare a monitorare i livelli salariali, ma senza aspettarsi di raggiungere le performance di altre grandi economie da un giorno all’altro. La direzione intrapresa è comunque quella giusta.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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Enzo Conti è profondamente radicato nella cultura italiana, grazie al suo lavoro di ristoratore e promotore del patrimonio locale. Il suo ristorante non è solo un luogo in cui gustare i sapori della Puglia, ma anche uno spazio dove cultura e storia si incontrano. Enzo organizza eventi per far conoscere le ricchezze della regione, affrontando anche questioni di società, politica locale e preservazione dell’ambiente attraverso il cibo.



